I vini medicinali: quando il vino era una cura

Per secoli il vino non è stato considerato soltanto una bevanda da tavola o da convivialità, ma anche un autentico rimedio terapeutico. Prima della nascita della farmacologia moderna, i vini medicinali, chiamati anche vini medicati o vini medicamentosi, rappresentavano uno dei mezzi più efficaci per estrarre e conservare i principi attivi di erbe, spezie, radici e cortecce. Grazie alla sua naturale presenza di alcol, il vino era infatti un eccellente solvente capace di veicolare sostanze benefiche e di renderle facilmente assimilabili.
Oggi questi preparati appartengono principalmente alla storia della medicina e dell’erboristeria tradizionale, ma continuano a suscitare interesse per il loro valore culturale e scientifico.
Le origini dei vini medicinali
L’impiego terapeutico del vino risale ad oltre quattromila anni fa. Gli antichi Egizi utilizzavano già vini aromatizzati con erbe officinali, mentre Greci e Romani perfezionarono questa pratica trasformandola in una vera arte medica.
Il celebre medico greco Ippocrate (460-370 a.C.), considerato il padre della medicina occidentale, prescriveva vini arricchiti con piante medicinali per favorire la digestione, combattere la febbre, stimolare l’appetito e sostenere la convalescenza. Da lui prende il nome il famoso Vino Ippocratico, preparato con vino rosso, miele e numerose spezie aromatiche.
Anche Galeno, nel II secolo d.C., descrisse decine di preparazioni a base di vino, considerandolo uno dei migliori veicoli per trasportare i principi terapeutici delle piante.
Il Medioevo e i monasteri
Durante il Medioevo furono soprattutto i monasteri a custodire e tramandare l’arte dei vini medicinali.
I monaci benedettini e cistercensi coltivavano orti ricchi di piante officinali e producevano vini destinati all’infermeria del convento. In quel periodo nacquero numerose ricette che, con il tempo, avrebbero dato origine anche a celebri liquori digestivi e tonici.
Le spezie provenienti dall’Oriente, come cannella, chiodi di garofano, zenzero e noce moscata, arricchirono ulteriormente queste preparazioni, considerate preziose tanto quanto le droghe medicinali dell’epoca.
Perché proprio il vino?
Il vino possiede caratteristiche che lo rendevano ideale come base medicinale:
- favorisce l’estrazione dei principi attivi delle piante;
- ne migliora la conservazione;
- facilita l’assorbimento delle sostanze;
- possiede una naturale azione antisettica;
- rende più gradevole il sapore di molte erbe amare.
Per questo motivo, fino all’Ottocento, moltissimi rimedi erano preparati proprio sotto forma di vino medicato.
I principali vini medicinali della tradizione
Vino di china
Probabilmente il più famoso.
Preparato con corteccia di china (Cinchona officinalis), ricca di chinina, veniva impiegato come:
- tonico generale;
- stimolante dell’appetito;
- rimedio nelle convalescenze;
- sostegno durante stati febbrili.
Ancora oggi alcuni vini chinati derivano da questa antica tradizione.
Vino al rosmarino
Il rosmarino veniva lasciato macerare nel vino per ottenere un preparato considerato utile per:
- migliorare la digestione;
- favorire la circolazione;
- sostenere la memoria;
- contrastare la stanchezza.
Vino alla genziana
La radice di genziana è ricca di sostanze amare.
Questo vino era utilizzato soprattutto come:
- aperitivo naturale;
- digestivo;
- stimolante gastrico.
Vino alla salvia
Molto diffuso nei monasteri.
Era considerato utile per:
- rafforzare l’organismo;
- migliorare la digestione;
- alleviare piccoli disturbi respiratori.
Vino assenzio
Preparato con Artemisia absinthium, era impiegato in piccole dosi per stimolare l’appetito e facilitare la digestione. A causa della presenza di tujone, oggi l’impiego dell’assenzio è regolamentato.
Il celebre Vino Ippocratico
Fra tutte le preparazioni storiche, il Vino Ippocratico occupa un posto speciale.
Era ottenuto lasciando macerare nel vino spezie come:
- cannella;
- zenzero;
- cardamomo;
- chiodi di garofano;
- pepe lungo;
- miele.
Veniva successivamente filtrato attraverso un sacco di stoffa chiamato “manica di Ippocrate”, da cui deriva il nome della preparazione.
Era considerato un ottimo digestivo e ricostituente.
Dai vini medicinali ai vermouth
Nel XVIII secolo molti vini medicinali iniziarono ad assumere anche una funzione conviviale.
L’aggiunta di erbe aromatiche diede origine ai grandi vini aromatizzati, tra cui il Vermouth, nato a Torino nel 1786, e numerosi vini chinati ancora oggi prodotti in Italia esempio il Barolo Chinato.
Queste bevande rappresentano il ponte ideale tra la farmacia antica e l’enologia moderna.
Cosa dice la scienza oggi?
La ricerca scientifica conferma che numerose piante utilizzate nella tradizione possiedono effettivamente principi attivi biologicamente interessanti. Tuttavia, i benefici attribuiti storicamente ai vini medicinali non possono essere automaticamente confermati nella loro formulazione tradizionale.
Oggi l’uso terapeutico del vino è stato sostituito da farmaci e preparazioni fitoterapiche standardizzate, che consentono dosaggi più precisi e una migliore valutazione di efficacia e sicurezza.
Oggi le preparazioni a base di vino devono essere considerate parte della tradizione storico-erboristica e non sostituiscono il parere del medico o le terapie prescritte.
Plinio il vecchio aveva ragione ?
Plinio il Vecchio scrisse molto sui vini medicinali esempio su “Naturalis Historia” e “la vite e il vino”.
Nel XIX secolo le farmacie italiane conservavano centinaia di ricette di vini medicinali. Ogni farmacista preparava formulazioni personalizzate utilizzando vino bianco o rosso come base, aggiungendo erbe officinali secondo le indicazioni mediche dell’epoca. Molti di questi preparati possono essere considerati gli antenati delle moderne tinture madri e degli estratti fitoterapici.
I vini medicinali raccontano una pagina affascinante della storia della medicina e dell’enologia. Nati dall’incontro tra la cultura del vino e la conoscenza delle piante officinali, rappresentano un esempio di come, nei secoli passati, alimentazione, salute e natura fossero profondamente intrecciate.
Oggi il loro valore è soprattutto storico e culturale: conoscere queste antiche preparazioni significa comprendere l’evoluzione della farmacologia, dell’erboristeria e della civiltà del vino. Per il sommelier, rappresentano inoltre un interessante capitolo dell’evoluzione enologica, da cui derivano molti vini aromatizzati e liquorosi ancora apprezzati nel panorama contemporaneo.
